Dio è un sadico voyeurista. Una toppa storta sulle nostre debolezze. Se esiste sta li su, seduto su un divano a guardare tutto quello che facciamo. Ma quello che mi domandavo era: che cazzo avrà mai da guardare? Se ci si ferma un solo istante a fissare la razza umana non è poi così attraente, pensa per lui che non è neanche umano. Gente che corre ovunque senza una vera meta, chi si sbatte i coglioni all’interno di un edificio statale, chi corrompe politici, politici che si fanno corrompere, chi stupra donne, chi picchia bambini, chi si spacca il culo, chi è costretto a buttar via la dignità rubando per mangiare, chi corre per arrivare prima, chi va piano per arrivare dopo, chi si lamenta del troppo lavoro e chi non lo ha per niente. Questa stessa gente che ha architettato macchine che prendano il loro posto e facciano tutto per loro e poi televisori in grado di manipolare le menti e telefoni cellulari per comunicare con ogni parte del mondo. E poi, francamente, guardare una persona che si cimenta in una specialità culinaria per tirarne fuori otto ore dopo uno stronzo non è il massimo. C’è addirittura chi non trae neanche giovamento dal cibo, mangia per vomitare subito dopo, un po’ come spararsi una pippa e non venire mai. Ora se fossi Dio, non cambieresti canale? Ma il canale trasmesso è solo uno e tu sei in onda. Non mi stupisco che gli alieni non facciano visite organizzate sul nostro bel pianeta blu. Stavo facendo la stessa cosa che faceva Dio, con la differenza che io non sono un sadico. Forse Dio stava guardando anche me mentre dalla finestra guardavo quello che lui avrebbe visto da un po’ più in alto. La gente non è gradevole, credo in un loro potenziale infinito, credo che sia capace di gesti magnifici, ma non mi piace. Non so dirvi se questa è misantropia oppure no, non credo, è solo che non mi piace. La gente si comporta come se tutto avesse uno schema ben preciso, un percorso ben preciso, un vademecum dal quale non bisogna mai uscire e se lo fai sei fottuto. Ma io da quello schema non solo ci ero saltato fuori, non volevo più rimetterci la testa, ma ogni tanto si finisce con l’inciampare e cascarci dentro di nuovo, che tu lo voglia o no. Me ne stavo con la fronte appoggiata al vetro della finestra. Da una finestra non puoi vedere molto, ma se ti impegni anche solo dai rumori puoi capire cosa succede. La finestra era chiusa, così la mia fantasia rimaneva incastrata dentro quattro mura, accontentandomi di guardare quel piccolo spiraglio di mondo che solo io potevo vedere, e naturalmente il sadico li su. Non so se fossi Dio come mi comporterei, forse rimarrei impassibile a tutto questo e continuerei a guardare incredulo dalla mia finestra la falsa e triste commedia, di certo mi sentirei un frustrato a guardare e non fare niente. D’accordo con lui però che lo spettacolo alle volte appare simpatico ed avvincente, ma ad un certo punto, come un vero Deus Ex Machina scenderei tra gli uomini e scombinerei ogni cosa, del resto potrei fare tutto. Forse non ha poi cosi tanto potere. Forse sopra di lui c’è un altro Dio che se ne sta sdraiato a guardare un Dio seduto che guarda il mondo e perché no, anche me.
E allora è il caso di dare spettacolo –mi dissi.
Lasciai a mollo pentole e bicchieri nel lavello stracolmo di schiuma e andai dietro le quinte di un teatro ancora spoglio.
<<Non vuoi parlare con me?>> continuavo a ripetere guardando il soffitto, e allora godi sporco sadico voyeurista.
Spostai al centro della stanza un tavolino di compensato scagliando via tutto quello che disteso riposava la sopra, posacenere, candele, libri e appunti; adagiai una sedia al centro del mio palco, presi la mia Eko scordata e una bottiglia di whisky. Mi accesi la sigaretta. Il bluesman era pronto, il blues ancora no e mentre stringevo stretta tra i denti quella sigaretta la chitarra cominciava ad intonare l’accordo di MI, appoggiandoci la settima, naturalmente. La luce fioca che proveniva dalla finestra rendeva ancora meglio l’idea della sofferenza di un vero bluesman e la pronuncia nettamente sbagliata delle parole calcava più adeguatamente quell’effetto blues che ci vuole.
Il sogno di ogni uomo dovrebbe essere quello di saper suonare tutti gli strumenti del mondo.
Io non ricordo dove imparai a suonare la chitarra, forse in quei posti dove si ciancica tabacco, si leccano cartine, si bestemmia e si manda giù dello scadente scotch. Ma questo spettacolo era proprio per il sadico voyeurista e la bestemmia forse non calzava bene. Ma non si può suonare per qualcuno, se prima non si suona per se stessi; e allora vaffanculo a Dio -mi dissi; e le dita continuarono a scorrere sul manico, saltando da una corda all’altra, da un tasto all’altro senza seguire una traccia pertinente. La luce illuminava un piccolo spicchio del palco, non credo mi si sarebbe riuscito a vedere nettamente in faccia. Ma il sudore lo sentivo, lui si che si sarebbe potuto vedere, quello strano brilluccichio sparso qua e la cominciava ad uscire da ogni poro e scivolare lungo la faccia, calando sulle sopracciglia e sulle labbra. Non nascondo che per un attimo mi sono anche eccitato, nelle mutande qualcosa cominciava a gonfiarsi al ritmo lento di quel blues, e questo mi piaceva, e forse anche al voyeurista che sicuramente stava guardando. La musica è l’unico mezzo in grado di sconvolgere la nostra anima, ogni tanto ci riescono anche le parole, ma raramente quelle le vai a risentire. Suonai quel blues ancora per un po’, almeno fino a quando le dite della mano sinistra non cominciarono a farsi sofferenti. Ma il blues è sofferenza e continuai a strusciare i polpastrelli lungo le corde; le pizzicavo, le maltrattavo, le violentavo, poi le accarezzavo e alla mia chitarra piaceva farsi trattare come una puttana e forse piaceva anche al voyeurista. Si chiude come si comincia e il MI, accompagnato dalla settima, concluse il mio blues.
<<Cazzo, neanche la prima scopata è stata così bella>> mi dissi.
Si perché la prima me la ricordavo molto bene, nei minimi particolari, era l’ultima che mi ero completamente dimenticato.
Appoggiai la chitarra vicino i miei piedi, mi accesi una sigaretta, diedi un sorso alla bottiglia di whisky, poi feci un tiro a pieni polmoni e il fumo che si scontrava con la luce che proveniva dalla fenditura della finestra, tratteggiò un volto. Diedi un’altra aspirata profonda, sputai sul volto che piano piano stava scemando un altro po’ di fumo. Ripetei questo rituale altre due o tre volte.
<<OH MIO DIO!>> esclamai ad alta voce.
<<esatto>> rispose il volto di fumo
<<come?>> chiesi strizzando gli occhi
<<si esatto…il tuo Dio>>
<<tu saresti Dio?>>
<<si>>
<<ma vaffanculo>>
<<occhio a come parli ragazzo>>
Dannazione avevo esagerato un’altra volta con l’alcool.
<<documenti, si qualifichi gentilmente>> dissi allungando il palmo della mano, al volto che di tanto in tanto andavo a ricreare con il fumo
<<piantala>>
<<okay, è che…umh…no il fatto è… non sapevo cosa dirgli, insomma non ci si trova davanti a Dio tutti i giorni; no è che…ma bruttò figlio di puttana che cazzo hai fatto fino ad ora? Dove te ne sei stato?>>
<<in pensione…>> mi disse con una calma divina
<<e tu pensi di sfangartela con una settimana di lavoro? Cazzo è una vita che stai in pensione, io manco la liquidazione ti avrei dato>>
<<in sette giorni io ho fatto l’universo>>
<<io al tuo posto mi sarei impegnato un tantino di più…>
<<più di creare un intero universo?>>
<<si okay ti riconosco tanti meriti, il sole, il mare, la luna, le stelle, ma cazzo anche noi non abbiamo scherzato…l’alcool, il sesso, il tabacco, il vino d’annata, la pizza, il pollo fritto, la cioccolata, la poesia, l’arte, la musica>>
<<se non vi avessi creato, tutto questo non sarebbe stato possibile, non pensi?>>
Mi accesi un’altra sigaretta prima di spegnere l’altra
<<mi farai morire di tumore per guardarti in faccia>>
<<tranquillo non morirai per quello>>
<<e che cazzo ne sai tu?>>
<<sono Dio>>
<<ah capisco…e come morirò?>>
<<non ti è dato saperlo>>
Solo dietro il mistero può celarsi una divinità
<<perché alcune volte al posto di startene a palle all’aria e guardarci da la su, non intervieni sui fatti del mondo?>>
<<perché non sono affari che mi riguardano>>
<<cazzo l’hai creato te>>
<<ma l’ho regalato a voi>>
<<ma io non lo volevo>>
<<io ho dato il libero arbitrio puoi benissimo scegliere di non starci qua, se non vuoi>>
<<mi prendi per il culo?>>
<<no, piuttosto siete voi che lo fate di continuo>>
<<credo te lo meriti>>
<<si>> rispose sicuro.
Effettivamente non avevo mai sentito qualcuno che avesse sentito Dio lamentarsi.
<<Hey aspetta un attimo…tu sei uomo>>
<<cosa?>>
<<dico…tu sei un uomo…un maschio…>>
<<no>>
<<come no, vorresti dire che sei una donna barbuta?>>
<<no>>
<<e cazzo sei un trans allora>>
<<mi vedi come tu mi immagini>>
<<no ho di meglio da fare che immaginarmi dio>>
<<siete tutti a mia immagine e somiglianza>>
<<questo non depone a tuo favore>> dissi sputandogli in faccia fumo e saliva <<io vedo l’uomo come un fottuto porco bastardo…eppure non mi appari cosi>>
Accesi un’altra sigaretta
<<e poi scusa una cosa…hai creato una noce da un chilo e mezzo e ce ne fai usare a malapena il 10%…>>
<<se lo usaste al massimo diverreste come me>>
<<quindi sei avido di potere>>
<<no, siete liberi di usarlo quanto ne volete>>
<<comincia a starmi sul cazzo il tuo prototipo di libertà>>
<<capisco…>>
Restammo in silenzio qualche istante poi ripresi a parlare
<<bene…la mia seduta è finita, sono 50 euro>>
<<non scherzare>>
<<e chi scherza>>
<<stai giocando con il fuoco ragazzo…>>
<<no con Dio e non ci trovo nulla di male>>
<<bene, ti benedico…>> ed interruppi la sua futile benedizione
<<aspetta un momento… che cazzo sei venuto a fare qui?>>
<<a dimostrarti la mia esistenza>>
<<peccato che la giostra la conduco io>> e sputando il fumo alle mie spalle lasciai cadere la sigaretta sotto i miei piedi. Il bello di avere avuto un educazione cattolica è che tu creda in un Dio oppure no, prima o poi, finirai per parlarci.
Il rumore incessante del telefono nell’altra stanza mi riportò alla realtà. Mi alzai di scatto dalla sedia, il telefono continuava a squillare ed io lo lasciavo fare. Era tutto finto, me lo ero semplicemente inventato…del resto, cosa ha fatto l’uomo da quando ha cominciato a guardare il cielo? Forse non me lo ero immaginato, me lo ero sognato, una proiezione, una falsa immaginazione, solo un’inutile sogno dal quale prima o poi sarei dovuto uscire. Il finale dei sogni è sempre lo stesso, per tutti, aprire gli occhi. Ma questa volta era un po’ diverso. Io avevo ucciso Dio. Dio era morto, ma non avevo le prove per dimostrarlo, in compenso avevo un alibi di ferro, il corpo non lo avrebbero mai trovato.