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	<title>il Mondezzaio</title>
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	<description>Forse mi ero sbagliato sul vostro conto, forse mi ero sbagliato anche sul mio</description>
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		<title>il Mondezzaio</title>
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		<title>Mondano rischio e opportunità</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 16:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi siedo su una panchina, il fumo brucia la mia vista, ancora un altro tiro mentre la mattina scende e poggia le sue mani sui miei piedi, si muove e crea fitte immagini mondane che rievocano passate emozioni, passate delusioni. Il cielo è sereno, la terra trema insieme alla mia anima e nella polvere di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=153&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi siedo su una panchina,<br />
il fumo brucia la mia vista,<br />
ancora un altro tiro<br />
mentre la mattina scende e poggia le sue mani sui miei piedi,<br />
si muove<br />
e crea fitte immagini mondane<br />
che rievocano passate emozioni,<br />
passate delusioni.</p>
<p>Il cielo è sereno,<br />
la terra trema insieme alla mia anima<br />
e nella polvere di un secco terriccio autunnale<br />
corse incessanti di ipotetiche contraddizioni<br />
scappano dietro il gioco di un bambino,<br />
dietro boschi colmi di incertezze<br />
e ancora cerco il rischio nell’opportunità.</p>
<p>L’opportunità di non rifare gli stessi errori,<br />
di poter camminare scalzo su piante cariche di rugiada,<br />
di poter vedere il mondo in un solo istante<br />
e non tornare più morto<br />
in un corpo vivo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmondezzaio.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmondezzaio.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmondezzaio.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmondezzaio.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmondezzaio.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmondezzaio.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmondezzaio.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmondezzaio.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmondezzaio.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmondezzaio.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmondezzaio.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmondezzaio.wordpress.com/153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmondezzaio.wordpress.com/153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmondezzaio.wordpress.com/153/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=153&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un’altra Epoca</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ballate di uno stolto]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<category><![CDATA[epoca]]></category>
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		<category><![CDATA[Michele Senatore]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevo bisogno di vivere in un’altra epoca. Cosa c’è di meglio di un grammofono e un buon vinile da ascoltare. Misi su il primo LP che componeva una pila infinita di altri dischi. Tornai in bagno per levare quella sorta di sbobba schiumosa e compatta dalla mia faccia. I fiati davano il tempo, la voce [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=150&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo bisogno di vivere in un’altra epoca. Cosa c’è di meglio di un grammofono e un buon vinile da ascoltare. Misi su il primo LP che componeva una pila infinita di altri dischi. Tornai in bagno per levare quella sorta di sbobba schiumosa e compatta dalla mia faccia. I fiati davano il tempo, la voce imponente di una negra scattò prepotentemente fuori dalle casse <em>“I don’t want you to be no slave, I don’t want you to work all day”</em><br />
&lt;&lt;oh yeah babe&gt;&gt; dissi allungando il collo fuori la porta del bagno.<br />
Farsi la barba con <em>“I just wanna make love to you”</em> di Etta James ti fa sentire un vero uomo, un vero duro. La lama scorreva lungo la pelle strappando via peli e pelle morta. Dovevo vivere in un’altra epoca, non potevo presentarmi ridotto male. Accesi un sigaretta, la lasciai consumarsi sul bordo del lavandino mentre strappavo via i peli in eccesso. Le donne si lamentano sempre dei peli sulle gambe e sulle braccia; io mi lamentavo di quelli in mezzo al petto e sulla faccia. Ad ognuno il suo. Loro si lamentano del ciclo, io da piccolo mi lamentavo del tri-ciclo che si bloccava ogni venti metri, oggi mi lamento del motore della macchina che fa caprici ed ogni tanto si ingrippa. Ad ognuno il suo.<br />
Finii di radermi la faccia. L’acqua fredda ad ostruire i pori, ad impedire alla pelle di irritarsi e a levare la schiuma in eccesso. Un asciugamano così chiamato proprio perché poi ci si può asciugare anche la faccia, pronto a stillare via le ultime gocce rimaste attaccate avidamente alla pelle.<br />
Andai in camera da letto e mentre la voce graffiante superava lo stridio di trombe e charleston aprii l’armadio. Dovevo presentarmi all’altezza dell’epoca. Frac mai usato, jeans senza strappi e ciabatte a forma di coniglio. Bombetta in testa, papillon a pois, gemelli differenti ai polsi e piccoli occhiali da vista appoggiati sulla punta del naso. Orologio da taschino e lire in tasca. Ero pronto ad affrontare un’altra epoca, la mia epoca.&lt;&lt;Quadrupede irsuto dallo zuccheroso muso…Buongiorno&gt;&gt; così credo salutai la mia cagna.<br />
Presi le chiavi di casa appoggiate sul mobiletto vicino la porta e chiusi di scatto e sicuro di me la porta alle mie spalle. Scesi le scale facendo roteare il mazzo di chiavi intorno al dito e fischiettando un vecchio jazz. Di tanto in tanto riportavo gli occhiali che tendevano a scivolare sulla punta del naso.<br />
&lt;&lt;Messere&gt;&gt; e con un cenno di mano salutai lo strano uomo che mi fissava scendere gli ultimi due gradini del palazzo. Fuori la giornata era luminosa e fredda. Il vento sembrava muovermi accuratamente i capelli in un modo del tutto casuale ed il mio umore era scintillante come l’increspatura di un’onda. E con un sorriso che non so descrivere continuai a strusciare i conigli sull’asfalto. Ad ogni persona che incontravo rivolgevo un saluto, un sorriso ed un cenno di mano, di occhio o testa. Quando mi trovavo davanti ad una donna le regalavo un sorriso roteando intorno a lei, levandomi la bombetta dalla testa e lasciandola scivolare lungo il petto e la gamba, decantando una sua particolarità che sottolineasse la sua bellezza. E se all’impatto il mio look gli risultava del tutto stravagante, un saluto riuscivo sempre a strapparlo, alle volte rispondevano al mio sorriso mostrandomi solo due denti, altre addirittura roteavano con me alzando le braccia o lasciandole penzolare sotto la vita. Una strizzata d’occhio e poi via, sulla mia strada. Credo che la gente mi guardasse incuriosita più che stupita.<br />
&lt;&lt;Cos’ha Madame da carpire con quegl’occhi?&gt;&gt; chiesi ad una signora che spazzava davanti ad un negozio<br />
&lt;&lt;nulla&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;e perché mai allora protrae lo sguardo cosi, addosso alla mia figura?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;come?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;mi scruta e mi osserva in malo modo&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;no&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;i miei occhi cosi vedono, e la mia testa questo percepisce&gt;&gt;<br />
Ci guardammo qualche secondo poi lei riprese a parlare<br />
&lt;&lt;ma come parla?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;chi?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;lei…&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;la mia vista non mira alcuna donna all’infuori di lei&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;COSA?&gt;&gt;<br />
Stetti in silenzio<br />
&lt;&lt;ma si è visto come si è conciato prima di uscire di casa?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;lei invece ha prestato attenzione al suo viso?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;cos’è che non va?&gt;&gt; mi chiese portandosi una mano sul viso<br />
&lt;&lt;il suo volto ricorda vagamente una forma fallica adagiata su di uno scroto&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;ma come si permette&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;chi?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;lei&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;la mia vista non mira alcuna donna all’infuori di lei&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;ha voglia di giocare?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;giuocare lei dice? Oh no Madame, lungi da me bighellonare tra pensieri e sentimenti&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;vada al diavolo&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;oh ma certo&gt;&gt;<br />
E continuai sulla mia strada. Non avrebbero mai capito la mia epoca credo. Entrai in un bar<br />
&lt;&lt;Salute oh gente&gt;&gt; gridai entrando<br />
Il bar si arrestò. Sguardi, caffè e spremute d’arancia erano tutte rivolte verso di me. Anche la musica alla radio si arrestò per un secondo ed io ne approfittai per ripetere il mio saluto.<br />
&lt;&lt;Un soave, appetitoso ed aromatico caffè, s&#8217;il vous plaît&gt;&gt;<br />
Il barista stacco il braccetto del caffè dalla macchina fissandomi, l’unico rumore che proveniva da dietro quel bancone era il macinino che tritava chicchi su chicchi. Qualche istante dopo il baristi mi allungò il caffè su di un piattino.<br />
&lt;&lt;la ringrazio Messere&gt;&gt; e con un colpo di coniglio mi grattai il polpaccio destro<br />
Tirai su la tazzina come ad inaugurare un brindisi ai presenti, roteai il caffè per un po’ e poi appoggiai le labbra sul bordo caldo della tazzina.<br />
&lt;&lt;incantevole&gt;&gt; dissi sbattendo la lingua sul palato &lt;&lt;incantevole!&gt;&gt;<br />
Finii di bere con estrema calma il mio caffè e mi diressi dal ragazzo seduto su di un trespolo dietro uno strano attrezzo che rinchiudeva soldi e sputava pezzi di carta, di rado.<br />
&lt;&lt;Credo di esserle debitore buon uomo, quanto le devo?&gt;&gt;<br />
Con voce quasi sofferente tirò la semplice somma<br />
&lt;&lt;80 centesimi&gt;&gt;<br />
Presi dal taschino sinistro della giacca una sacchetta di velluto, infilai dentro due dita, le più lunghe credo, e tirai fuori vecchie monete.&lt;&lt;Tenga…&gt;&gt; e con un inchino diedi le mie spalle ed il mio culo<br />
&lt;&lt;mi scusi?&gt;&gt; la voce del ragazzo dietro la cassa<br />
&lt;&lt;si?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;non accettiamo le lire&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;come?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;non accettiamo questo tipo soldi&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;e perché mai?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;sono datati&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;oh ma certo&gt;&gt; e con il mignolo gli indicai la data riposta proprio sotto la raffigurazione di un tizio che si martellava il pisello<br />
&lt;&lt;no intendo dire che sono fuori produzione, non possiamo accettarli&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;e da quando mi scusi?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;da più di dieci anni&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;DIECI ANNI?&gt;&gt; gridai<br />
&lt;&lt;eh si&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;oh ma buon dio…ed ora?&gt;&gt;<br />
Mi guardò come a credere in un esaurimento nervoso o qualcosa del genere.<br />
&lt;&lt;non si preoccupi, va bene cosi&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;oh Messere, la sua grazie circonda di luce ogni cosa&gt;&gt; e levandomi il cappello salutai la sua estrema figura scapigliata.<br />
Uscii fuori, la donna continuava a scopare, ma non con il marito e la gente continuava guardarmi gironzolare. Balzai dentro un giornalaio poco distante un semaforo che lampeggiava in continuazione lo stesso colore.<br />
&lt;&lt;Buondì&gt;&gt; dissi al signore di fronte a me<br />
&lt;&lt;Salve&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;il Fanfulla gentilmente&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;come?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;potrebbe porgermi il Fanfulla cortesemente&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;e cos’è?&gt;&gt; chiese con occhi sgranati<br />
&lt;&lt;oh Re d’Italia, come cos’è? Il Quotidiano con la Q maiuscola&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;non lo abbiamo&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;ma che razza…&gt;&gt; ed uscii fuori da quella fottuta rivenditrice non autorizzata dal Re.<br />
Continuai ad osservare la razza umana che osservava la mia stravagante epoca.<br />
Cosi tornai a casa, contento e sconfitto. Gettai in un angolo la mia epoca ed i miei vestiti, spensi il grammofono che stritolava il bordo del disco. Mi vestii come tutti gli altri e riuscii senza destare molti sospetti. Mi scontrai con molte persone, con molti occhi.<br />
Siamo la solitudine in movimento –pensai!<br />
E più camminavo e più mi rendevo conto di quanto siamo ridicoli. Mi fermai, mi accesi una sigaretta e gettai un misero sguardo sul mondo.<br />
E’ pietoso come ci vestiamo per combatterlo questo mondo, un jeans e una magliettina…firmati.</p>
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		<title>Io credo&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Credo nelle idee, nella lotta e nella sopravvivenza, nel rispetto per chi arriva secondo al traguardo e per chi invece ancora deve partire. Credo nelle scelte fatte col cuore, e che tutti debbano avere una seconda opportunità. Credo che il treno passa per tutti ma non tutti si trovano al binario giusto, al momento giusto. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=147&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo nelle idee,<br />
nella lotta e nella sopravvivenza,<br />
nel rispetto per chi arriva secondo al traguardo<br />
e per chi invece<br />
ancora deve partire.<br />
Credo nelle scelte fatte col cuore,<br />
e che tutti debbano avere una seconda opportunità.<br />
Credo che il treno passa per tutti<br />
ma non tutti si trovano al binario giusto,<br />
al momento giusto.<br />
Credo nella libertà di rassomigliare a se stessi,<br />
e che la democrazia è più utopica dell’anarchia.<br />
Credo che la peggiore arma sia credere in se stessi,<br />
e che il pensiero<br />
sia la maggiore indipendenza che abbiamo.<br />
Credo nel piede di John Bonham,<br />
nell’eroina di Jimi Hendrix<br />
e nelle sigarette di De Andrè.<br />
Credo nel mio cane<br />
e ad un amico<br />
solo quando dorme.<br />
Credo a chi non ha più niente da perdere<br />
e alle riviste immobiliari vicino al cesso.<br />
Credo nelle buone intenzione<br />
e nei segni zodiacali,<br />
a chi continua a guardare ad est<br />
sperando che il sole si svegli di nuovo;<br />
credo che il mondo si sia dimagrito<br />
e che la luna si sia ingrassata,<br />
o forse<br />
è solo un effetto ottico.<br />
Credo a chi crede nella musica,<br />
a chi pensa che una parola possa cambiare il mondo,<br />
a chi beve l’ultimo goccio di vino<br />
e a chi ruba per mangiare.<br />
Credo che a fine mese devi fare i “conti della serva”<br />
e credo anche che non servano a niente.<br />
Credo nella spontaneità di un bambino<br />
e che ognuno di noi indossi una maschera.<br />
Credo nella frenetica follia dell’alcol<br />
nel buon sesso di prima mattina<br />
e nella sigaretta dopo il caffè.<br />
Credo che alcuni uomini abbiano toccato la coscienza della gente,<br />
ma credo anche che non sia servito assolutamente a niente.<br />
Credo a chi mangia con le mani,<br />
alle tradizioni italiane<br />
e al folklore scozzese.<br />
Credo nell’improvvisazione,<br />
nel Blues e nel Jazz,<br />
che Stairway to heaven<br />
sia una delle più bella canzone di tutti i tempi<br />
e Bruno Conti il più grande giocatore.<br />
Credo che le peggiori delusioni<br />
le abbiamo raccolte nell’amicizia<br />
e non in amore.<br />
Credo che se la merda valesse oro,<br />
i poveri<br />
non avrebbero più il buco del culo.<br />
Credo che chi non voglia vedere<br />
al di là della punta del proprio naso<br />
viva nell&#8217;ipocrisia,<br />
e credo che le ambizioni<br />
rovinino le persone.<br />
Credo che le persone con molti amici<br />
abbiano il portafogli pieno.<br />
Credo ancora nell’amore,<br />
ma forse<br />
l’amore non crede più in me.<br />
In fondo,<br />
credo ancora a tante cose!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmondezzaio.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmondezzaio.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmondezzaio.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmondezzaio.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmondezzaio.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmondezzaio.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmondezzaio.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmondezzaio.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmondezzaio.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmondezzaio.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmondezzaio.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmondezzaio.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmondezzaio.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmondezzaio.wordpress.com/147/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=147&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Faccio il disoccupato</title>
		<link>http://ilmondezzaio.wordpress.com/2012/02/13/faccio-il-disoccupato/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 11:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ballate di uno stolto]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ballate di uno stolto]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupato]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Senatore]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevo finito le sigarette e questo non era un buon aiuto per la mia creatività, sicuramente i miei polmoni ne beneficiavano, ma il mio corpo e la mia creatività no. Quando si sta tanto senza fumare il corpo ha la meglio sul nostro cervello. Reagisce come meglio crede, impulsivo, di scatto, come se seguisse un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=144&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo finito le sigarette e questo non era un buon aiuto per la mia creatività, sicuramente i miei polmoni ne beneficiavano, ma il mio corpo e la mia creatività no. Quando si sta tanto senza fumare il corpo ha la meglio sul nostro cervello. Reagisce come meglio crede, impulsivo, di scatto, come se seguisse un istinto primordiale. Avevo finito le sigarette e questo non aiutava la mia condizione, così, racimolai mozziconi di sigarette da ogni posacenere. Alcuni li avevo spediti giù, lungo le tubature di scarico del cesso e questo è uno degli errori che commette un buon fumatore. Mi rimanevano tanti mozziconi e poco tabacco. Avevo finito le sigarette. Fuori la città era frenetica. Roma, con le sue bellezze, il suo sole sempre alto, le ambulanze che sfrecciano lungo le preferenziali, camion che inchiodano all’ultimo lungo le strisce pedonali, cani che abbaiano, gatti che prendono il sole, vecchi che rompono i coglioni, vigili che accendono la sirena per passare con il rosso e poi, uomini d’affari ai bar, agenti immobiliari pronti a citofonare, omini vestiti d’arancione che bucherellano il suolo, sanpietrini ammassati all’angolo di una strada. E poi? Che altro?<br />
Feci un tiro di mozzicone, uno solo. Il filtro era arrivato prima del previsto lasciandomi l’amaro in bocca ed una scottatura sull’indice, lo strizzai tra le dita  e lo lasciai morire gettandolo dalla finestra. Guardai la mia cagna. Lei fece lo stesso rimanendosene stesa ai piedi del letto.<br />
&lt;&lt;E’ ora di andare&gt;&gt; le dissi con voce poco invitante; e lei con un salto si tirò su sulle zampe stanche, vorticando il corpo come una strana trivella &lt;&lt;andiamo!&gt;&gt; credo volesse dirmi.<br />
Presi il giubbotto all’aroma di nicotina, misi gli occhiali a nascondere qualcosa, aria incazzata, e uscii di casa. Perché il vicino ha lo zerbino sempre più alto del tuo? –mi chiesi fissando lo zerbino dello stronzo accanto. Forse per arrivare meglio allo spioncino della porta e farsi riconoscere dalla moglie, o forse per pulirsi meglio la merda dalle scarpe e scartarla sul tuo tappetino, o forse perché ne ha comprato uno semplicemente più alto, ma quest’ultima affermazione non mi convinse più di tanto. Mentre fissavo l’eccentrico zerbino il tizio che viveva attaccato a me aprì la porta per uscirne velocemente<br />
&lt;&lt;oh…mi scusi&gt;&gt; disse sbattendomi addosso come una folata di vento<br />
&lt;&lt;scappa da sua moglie?&gt;&gt; le chiesi ridendo<br />
&lt;&lt;no a lavorare&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;ah…lei ha un lavoro?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;beh si&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;capisco&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;lavoro al…&gt;&gt; ed interruppi il suo excursus &lt;&lt;non le ho chiesto che lavoro fa&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;piuttosto lei? Non si vede spesso uscire, lavora da casa?&gt;&gt; mi chiese con aria forzata<br />
&lt;&lt;no, compro le sigarette&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;fa male fumare&gt;&gt; disse stringendo tra le dita una sigaretta<br />
Non ho mai capito perché, chi dice “non fumare che fa male” è sempre uno stronzo con la sigaretta in mano.<br />
&lt;&lt;si ma…che  lavoro fa?&gt;&gt; mi chiese ancora<br />
&lt;&lt;cos’è il lavoro?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;quello che tutte le mattine ti spinge ad alzarti&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;pensa che palle, non mi stupisco se poi tutte le persone indossino questo tipo di faccia&gt;&gt; gli dissi indicandogli gli occhi<br />
&lt;&lt;quindi lei è disoccupato?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;no, io faccio il disoccupato! –dissi con voce fiera; credo nei posti di lavoro ai giovani, nei nuovi talenti, nelle loro sporche ambizioni, lascio spazio a loro, lo trovo giusto&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;beh, lei non mi risulta vecchio&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;lei si, eppure occupa un posto di lavoro&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;tutti dovrebbero lavorare per essere socialmente utili&gt;&gt; disse<br />
&lt;&lt;tutti dovrebbero vivere per essere socialmente utili&gt;&gt; gli risposi avviando il passo giù per le scale<br />
&lt;&lt;aspetti scendo con lei, devo comprarle anche io le sigarette&gt;&gt;<br />
Forse il motivo per il quale non tiravo mai, se non in casi estremi, il culo fuori da quella casa ora era evidentemente chiaro. Che cazzo avrà mai la gente da dirsi, se non inutili idiozie. Io preferivo parlare da solo, tutt’al più con la mia cagna, ma da solo il risultato è ancora meglio. Chi meglio di te può conoscerti? E mentre scendevo giù per le scale e per la strada, con quel pacco di merda attaccato alla schiena, provavo a concentrarmi su le cazzate che raccontava, per trarne qualcosa di positivo, non so, un racconto, un pezzo per qualche giornale, ma più mi concentravo e più il mio cervello si creava strane geometrie da seguire pur di non starlo ad ascoltare, ed io la geometria l’ho sempre odiata.<br />
Guardavo l’insegna della tabaccheria, quella T sospesa in aria come il traguardo da tagliare prima del pericoloso rompicoglioni, il traguardo della libertà estrema. Così zompai dentro prima di lui, ad aspettarmi non c’era un giudice di gara pronto ad assegnarmi il primo premio, ne tanto meno telecamere, flash e giornalisti pronti ad idolatrare la mia figura, ma solo un individuo dietro un bancone di legno rovinato, forse più incazzato di me.<br />
&lt;&lt;Le solite?&gt;&gt;mi chiese tra caramelle ed accendini mentre mi avvicinavo al bancone<br />
&lt;&lt;si&gt;&gt; e lasciai cadere le monete sul bancone &lt;&lt;precisi&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;grazie&gt;&gt;<br />
Tizi al quanto buffi alla mia sinistra fissavano uno schermo sputare strani numeri evidenziandone le linee con brilluccichii random. Credo una delle tante prese per il culo da parte dello stato.<br />
&lt;&lt;E’ molto che aspetta?&gt;&gt; chiesi ad uno dei due, che continuando a fissare lo schermo mi rispose &lt;&lt;una vita&gt;&gt;.<br />
Pensa che vita di merda, appesa alla fatalità di un numero. E mentre il tizio dietro al bancone sputava fumo e monete, i signorotti controllavano i numeri di quella strana lotteria, io portavo fuori le chiappe da quel posto cominciando a scartare avidamente il mio pacchetto. Presi una sigaretta, la annusai, la infilai dentro la bocca come a volergli succhiare il meglio, accesi la fiamma dell’accendino e nel più alto dei momenti di un tabagista…&lt;&lt;prima di una buona sigaretta, ci vuole un buon caffè&gt;&gt; la vocina dello stronzo dietro di me.<br />
Un finto fumatore –pensai. Uno di quelli che trova il pretesto per fumare; ma in compenso un vero rompicoglioni, uno di quelli che non scorge mai un limite; e con un lieve soffio di quell’alito stantio mi spense la fiamma dell’accendino<br />
&lt;&lt;MA CHE CAZZO!!!&gt;&gt; urlai<br />
&lt;&lt;calmati –mi disse; andiamo, ti offro un caffè&gt;&gt;<br />
Mai qualcuno che ti offre il pranzo –pensai.<br />
&lt;&lt;non posso bere caffè&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;okay un succo&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;non posso bere succhi&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;va be’ qualsiasi cosa tu voglia&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;non voglio niente&gt;&gt; e mi accesi la sigaretta<br />
&lt;&lt;Ti compri la morte con le sigarette&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;beh con lo stipendio ti hanno comprato la vita&gt;&gt;<br />
Stette in silenzio. Io lo fissai<br />
&lt;&lt;sul serio non puoi bere caffè?&gt;&gt; e con una domanda del tutto banale sviò la mia affermazione.<br />
Oddio che palle –rituonò nella mia mente! &lt;&lt;Prendiamo ‘sto cazzo di caffè&gt;&gt; gli dissi poggiando la sigaretta sul tavolino vuoto fuori la porta del locale.<br />
Entrammo. La gente nei bar parla sempre delle stesse cazzate. Pallone, condominio, omicidi, incidenti, scioperi, senza poi effettivamente saperne nulla. Ma la cosa che credono di sapere è che loro, comunque sia andata la cosa, l’avrebbero fatta meglio. Battere un calcio di rigore davanti a settantamila spettatori è una cazzata. Oppure che so, raddrizzare un treno che sta deragliando, “beh Tom Cruise ci riesce benissimo in Mission Impossible, perché io non dovrei?” si chiedono con aria basita; e ancora tante stronzate si sentono uscire dalla bocca dei consumatori.<br />
Presi la tazzina di caffè, lo mandai giù d’un fiato, era caldo, bollente, nauseante, quasi quanto il tizio che me lo stava offrendo.<br />
&lt;&lt;Grazie&gt;&gt; e con un cenno di mano uscii fuori da quel bar.<br />
Non puoi lasciare una cosa incustodita, indifesa ed inerme come una sigaretta che qualcuno te la fotte. Alle volte va così anche con le donne, ma di questo non ne sono certo. Mi accesi un’altra sigaretta, boccata profonda e sincera. E li fuori con me, molta altra gente stringeva tra le dita una sigaretta, spenta, accesa, ma la stringeva comunque. Avidità dell’uomo. Le loro boccate erano diverse dalle mie, loro non fumavano per farsi male, non fumavano per il gusto di fumare, loro fumavano perché dovevano. Dovevano dimostrare la virilità della gola, dovevano dimostrare di essere intellettuali o diversi, dovevano dimostrare che loro si potevano scegliere la morte. Gli serviva semplicemente qualcosa da agitare in aria mentre parlavano. Io li guardavo e fumavo.<br />
Non è un cliché, non è un luogo comune, caffè e sigaretta smuovono qualcosa dentro di te. Mi sentivo solo, abbandonato, proprio come quella sigaretta che poco prima di entrare avevo appoggiato sul tavolino. Solo a casa ci si sente se stessi –mi ripetevo. Ma non è brutto quando non si sta a casa propria anzi, è brutto quando non ci si sta e si deve cacare.</p>
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		<title>Serenissima</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[altruismo]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[il tempo]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Senatore]]></category>
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		<category><![CDATA[passaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Passaggio ordinato e silenzioso, scene di una vita semplice e remota, delego toccanti immagini illusorie, vana consapevolezza di poter planare su infinite reti blu abbagliato da un sole ormai spento che trova conforto sul rialzo più basso li, dove la tua preoccupazione mi sfiora sotto ali di presagio, mentre il tempo passa come vento di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=121&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Passaggio ordinato e silenzioso,<br />
scene di una vita semplice e remota,<br />
delego toccanti immagini illusorie,<br />
vana consapevolezza<br />
di poter planare<br />
su infinite reti blu<br />
abbagliato da un sole ormai spento<br />
che trova conforto<br />
sul rialzo più basso<br />
li,<br />
dove la tua preoccupazione<br />
mi sfiora<br />
sotto ali di presagio,<br />
mentre il tempo passa<br />
come vento di burrasca<br />
che rischiara le notti.<br />
E tu,<br />
nascosta da sogni e stelle,<br />
tremolio che varia<br />
ad ogni voglia di noi,<br />
senza meta,<br />
distesi nel luogo dell’altruismo<br />
eppure tristi.<br />
Li ti osservo,<br />
nuda,<br />
forma d’acqua e terra,<br />
sublime candore,<br />
orgiastica essenza.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmondezzaio.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmondezzaio.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmondezzaio.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmondezzaio.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmondezzaio.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmondezzaio.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmondezzaio.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmondezzaio.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmondezzaio.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmondezzaio.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmondezzaio.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmondezzaio.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmondezzaio.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmondezzaio.wordpress.com/121/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=121&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una toppa storta</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 11:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dio è un sadico voyeurista. Una toppa storta sulle nostre debolezze. Se esiste sta li su, seduto su un divano a guardare tutto quello che facciamo. Ma quello che mi domandavo era: che cazzo avrà mai da guardare? Se ci si ferma un solo istante a fissare la razza umana non è poi così attraente, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=115&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dio è un sadico voyeurista. Una toppa storta sulle nostre debolezze. Se esiste sta li su, seduto su un divano a guardare tutto quello che facciamo. Ma quello che mi domandavo era: che cazzo avrà mai da guardare? Se ci si ferma un solo istante a fissare la razza umana non è poi così attraente, pensa per lui che non è neanche umano. Gente che corre ovunque senza una vera meta, chi si sbatte i coglioni all’interno di un edificio statale, chi corrompe politici, politici che si fanno corrompere, chi stupra donne, chi picchia bambini, chi si spacca il culo, chi è costretto a buttar via la dignità rubando per mangiare, chi corre per arrivare prima, chi va piano per arrivare dopo, chi si lamenta del troppo lavoro e chi non lo ha per niente. Questa stessa gente che ha architettato macchine che prendano il loro posto e facciano tutto per loro e poi televisori in grado di manipolare le menti e telefoni cellulari per comunicare con ogni parte del mondo. E poi, francamente, guardare una persona che si cimenta in una specialità culinaria per tirarne fuori otto ore dopo uno stronzo non è il massimo. C’è addirittura chi non trae neanche giovamento dal cibo, mangia per vomitare subito dopo, un po’ come spararsi una pippa e non venire mai. Ora se fossi Dio, non cambieresti canale? Ma il canale trasmesso è solo uno e tu sei in onda. Non mi stupisco che gli alieni non facciano visite organizzate sul nostro bel pianeta blu. Stavo facendo la stessa cosa che faceva Dio, con la differenza che io non sono un sadico. Forse Dio stava guardando anche me mentre dalla finestra guardavo quello che lui avrebbe visto da un po’ più in alto. La gente non è gradevole, credo in un loro potenziale infinito, credo che sia capace di gesti magnifici, ma non mi piace. Non so dirvi se questa è misantropia oppure no, non credo, è solo che non mi piace. La gente si comporta come se tutto avesse uno schema ben preciso, un percorso ben preciso, un vademecum dal quale non bisogna mai uscire e se lo fai sei fottuto. Ma io da quello schema non solo ci ero saltato fuori, non volevo più rimetterci la testa, ma ogni tanto si finisce con l’inciampare e cascarci dentro di nuovo, che tu lo voglia o no. Me ne stavo con la fronte appoggiata al vetro della finestra. Da una finestra non puoi vedere molto, ma se ti impegni anche solo dai rumori puoi capire cosa succede. La finestra era chiusa, così la mia fantasia rimaneva incastrata dentro quattro mura, accontentandomi di guardare quel piccolo spiraglio di mondo che solo io potevo vedere, e naturalmente il sadico li su. Non so se fossi Dio come mi comporterei, forse rimarrei impassibile a tutto questo e continuerei a guardare incredulo dalla mia finestra la falsa e triste commedia, di certo mi sentirei un frustrato a guardare e non fare niente. D’accordo con lui però che lo spettacolo alle volte appare simpatico ed avvincente, ma ad un certo punto, come un vero Deus Ex Machina scenderei tra gli uomini e scombinerei ogni cosa, del resto potrei fare tutto. Forse non ha poi cosi tanto potere. Forse sopra di lui c’è un altro Dio che se ne sta sdraiato a guardare un Dio seduto che guarda il mondo e perché no, anche me.<br />
E allora è il caso di dare spettacolo –mi dissi.<br />
Lasciai a mollo pentole e bicchieri nel lavello stracolmo di schiuma e andai dietro le quinte di un teatro ancora spoglio.<br />
&lt;&lt;Non vuoi parlare con me?&gt;&gt; continuavo a ripetere guardando il soffitto, e allora godi sporco sadico voyeurista.<br />
Spostai al centro della stanza un tavolino di compensato scagliando via tutto quello che disteso riposava la sopra, posacenere, candele, libri e appunti; adagiai una sedia al centro del mio palco, presi la mia Eko scordata e una bottiglia di whisky. Mi accesi la sigaretta. Il bluesman era pronto, il blues ancora no e mentre stringevo stretta tra i denti quella sigaretta la chitarra cominciava ad intonare l’accordo di MI, appoggiandoci la settima, naturalmente. La luce fioca che proveniva dalla finestra rendeva ancora meglio l’idea della sofferenza di un vero bluesman e la pronuncia nettamente sbagliata delle parole calcava più adeguatamente quell’effetto blues che ci vuole.<br />
Il sogno di ogni uomo dovrebbe essere quello di saper suonare tutti gli strumenti del mondo.<br />
Io non ricordo dove imparai a suonare la chitarra, forse in quei posti dove si ciancica tabacco, si leccano cartine, si bestemmia e si manda giù dello scadente scotch. Ma questo spettacolo era proprio per il sadico voyeurista e la bestemmia forse non calzava bene. Ma non si può suonare per qualcuno, se prima non si suona per se stessi; e allora vaffanculo a Dio -mi dissi; e le dita continuarono a scorrere sul manico, saltando da una corda all’altra, da un tasto all’altro senza seguire una traccia pertinente. La luce illuminava un piccolo spicchio del palco, non credo mi si sarebbe riuscito a vedere nettamente in faccia. Ma il sudore lo sentivo, lui si che si sarebbe potuto vedere, quello strano brilluccichio sparso qua e la cominciava ad uscire da ogni poro e scivolare lungo la faccia, calando sulle sopracciglia e sulle labbra. Non nascondo che per un attimo mi sono anche eccitato, nelle mutande qualcosa cominciava a gonfiarsi al ritmo lento di quel blues, e questo mi piaceva, e forse anche al voyeurista che sicuramente stava guardando. La musica è l’unico mezzo in grado di sconvolgere la nostra anima, ogni tanto ci riescono anche le parole, ma raramente quelle le vai a risentire. Suonai quel blues ancora per un po’, almeno fino a quando le dite della mano sinistra non cominciarono a farsi sofferenti. Ma il blues è sofferenza e continuai a strusciare i polpastrelli lungo le corde; le pizzicavo, le maltrattavo, le violentavo, poi le accarezzavo e alla mia chitarra piaceva farsi trattare come una puttana e forse piaceva anche al voyeurista. Si chiude come si comincia e il MI, accompagnato dalla settima, concluse il mio blues.<br />
&lt;&lt;Cazzo, neanche la prima scopata è stata così bella&gt;&gt; mi dissi.<br />
Si perché la prima me la ricordavo molto bene, nei minimi particolari, era l’ultima che mi ero completamente dimenticato.<br />
Appoggiai la chitarra vicino i miei piedi, mi accesi una sigaretta, diedi un sorso alla bottiglia di whisky, poi feci un tiro a pieni polmoni e il fumo che si scontrava con la luce che proveniva dalla fenditura della finestra, tratteggiò un volto. Diedi un’altra aspirata profonda, sputai sul volto che piano piano stava scemando un altro po’ di fumo. Ripetei questo rituale altre due o tre volte.<br />
&lt;&lt;OH MIO DIO!&gt;&gt; esclamai ad alta voce.<br />
&lt;&lt;esatto&gt;&gt; rispose il volto di fumo<br />
&lt;&lt;come?&gt;&gt; chiesi strizzando gli occhi<br />
&lt;&lt;si esatto…il tuo Dio&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;tu saresti Dio?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;si&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;ma vaffanculo&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;occhio a come parli ragazzo&gt;&gt;<br />
Dannazione avevo esagerato un’altra volta con l’alcool.<br />
&lt;&lt;documenti, si qualifichi gentilmente&gt;&gt; dissi allungando il palmo della mano, al volto che di tanto in tanto andavo a ricreare con il fumo<br />
&lt;&lt;piantala&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;okay, è che…umh…no il fatto è… non sapevo cosa dirgli, insomma non ci si trova davanti a Dio tutti i giorni; no è che…ma bruttò figlio di puttana che cazzo hai fatto fino ad ora? Dove te ne sei stato?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;in pensione…&gt;&gt; mi disse con una calma divina<br />
&lt;&lt;e tu pensi di sfangartela con una settimana di lavoro? Cazzo è una vita che stai in pensione, io manco la liquidazione ti avrei dato&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;in sette giorni io ho fatto l’universo&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;io al tuo posto mi sarei impegnato un tantino di più…&gt;<br />
&lt;&lt;più di creare un intero universo?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;si okay ti riconosco tanti meriti, il sole, il mare, la luna, le stelle, ma cazzo anche noi non abbiamo scherzato…l’alcool, il sesso, il tabacco, il vino d’annata, la pizza, il pollo fritto, la cioccolata, la poesia, l’arte, la musica&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;se non vi avessi creato, tutto questo non sarebbe stato possibile, non pensi?&gt;&gt;<br />
Mi accesi un’altra sigaretta prima di spegnere l’altra<br />
&lt;&lt;mi farai morire di tumore per guardarti in faccia&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;tranquillo non morirai per quello&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;e che cazzo ne sai tu?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;sono Dio&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;ah capisco…e come morirò?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;non ti è dato saperlo&gt;&gt;<br />
Solo dietro il mistero può celarsi una divinità<br />
&lt;&lt;perché alcune volte al posto di startene a palle all’aria e guardarci da la su, non intervieni sui fatti del mondo?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;perché non sono affari che mi riguardano&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;cazzo l’hai creato te&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;ma l’ho regalato a voi&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;ma io non lo volevo&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;io ho dato il libero arbitrio puoi benissimo scegliere di non starci qua, se non vuoi&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;mi prendi per il culo?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;no, piuttosto siete voi che lo fate di continuo&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;credo te lo meriti&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;si&gt;&gt; rispose sicuro.<br />
Effettivamente non avevo mai sentito qualcuno che avesse sentito Dio lamentarsi.<br />
&lt;&lt;Hey aspetta un attimo…tu sei uomo&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;cosa?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;dico…tu sei un uomo…un maschio…&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;no&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;come no, vorresti dire che sei una donna barbuta?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;no&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;e cazzo sei un trans allora&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;mi vedi come tu mi immagini&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;no ho di meglio da fare che immaginarmi dio&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;siete tutti a mia immagine e somiglianza&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;questo non depone a tuo favore&gt;&gt; dissi sputandogli in faccia fumo e saliva &lt;&lt;io vedo l’uomo come un fottuto porco bastardo…eppure non mi appari cosi&gt;&gt;<br />
Accesi un’altra sigaretta<br />
&lt;&lt;e poi scusa una cosa&#8230;hai creato una noce da un chilo e mezzo e ce ne fai usare a malapena il 10%&#8230;&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;se lo usaste al massimo diverreste come me&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;quindi sei avido di potere&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;no, siete liberi di usarlo quanto ne volete&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;comincia a starmi sul cazzo il tuo prototipo di libertà&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;capisco…&gt;&gt;<br />
Restammo in silenzio qualche istante poi ripresi a parlare<br />
&lt;&lt;bene…la mia seduta è finita, sono 50 euro&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;non scherzare&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;e chi scherza&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;stai giocando con il fuoco ragazzo…&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;no con Dio e non ci trovo nulla di male&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;bene, ti benedico…&gt;&gt; ed interruppi la sua futile benedizione<br />
&lt;&lt;aspetta un momento… che cazzo sei venuto a fare qui?&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;a dimostrarti la mia esistenza&gt;&gt;<br />
&lt;&lt;peccato che la giostra la conduco io&gt;&gt; e sputando il fumo alle mie spalle lasciai cadere la sigaretta sotto i miei piedi. Il bello di avere avuto un educazione cattolica è che tu creda in un Dio oppure no, prima o poi, finirai per parlarci.<br />
Il rumore incessante del telefono nell’altra stanza mi riportò alla realtà. Mi alzai di scatto dalla sedia, il telefono continuava a squillare ed io lo lasciavo fare. Era tutto finto, me lo ero semplicemente inventato…del resto, cosa ha fatto l’uomo da quando ha cominciato a guardare il cielo? Forse non me lo ero immaginato, me lo ero sognato, una proiezione, una falsa immaginazione, solo un’inutile sogno dal quale prima o poi sarei dovuto uscire. Il finale dei sogni è sempre lo stesso, per tutti, aprire gli occhi. Ma questa volta era un po’ diverso. Io avevo ucciso Dio. Dio era morto, ma non avevo le prove per dimostrarlo, in compenso avevo un alibi di ferro, il corpo non lo avrebbero mai trovato.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmondezzaio.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmondezzaio.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmondezzaio.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmondezzaio.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmondezzaio.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmondezzaio.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmondezzaio.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmondezzaio.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmondezzaio.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmondezzaio.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmondezzaio.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmondezzaio.wordpress.com/115/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmondezzaio.wordpress.com/115/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmondezzaio.wordpress.com/115/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=115&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dispersi nell&#8217;universo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 22:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ascoltami ti prego, non ti ruberò neanche un minuto, viaggeremo dove il tempo non fugge, ma lascia che ti porti con me… Dammi la mano, salpiamo dal Mondo inseguiamoci tra i pilastri dell’Universo, spegniamo la Luna e le Stelle, e proprio li, su Venere, con toni stonati, decanterò il mio amore; Ti coprirò gli occhi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=113&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ascoltami ti prego,<br />
non ti ruberò neanche un minuto,<br />
viaggeremo dove il tempo non fugge,<br />
ma lascia che ti porti con me…<br />
Dammi la mano,<br />
salpiamo dal Mondo<br />
inseguiamoci tra i pilastri dell’Universo,<br />
spegniamo la Luna e le Stelle,<br />
e proprio li, su Venere,<br />
con toni stonati, decanterò il mio amore;<br />
Ti coprirò gli occhi<br />
e ti porterò su Mercurio dove disseteremo i nostri sogni,<br />
dove ti bagnerò i capelli<br />
e giocheremo a schizzarci.<br />
Dal Sole ruberemo un po’ di calore,<br />
asciugheremo le nostre anime<br />
e ridendo, proietteremo strane ombre sulla Terra.<br />
E ancora quattro salti<br />
e là, su Marte,<br />
sporcheremo i nostri volti di rosso<br />
e come saggi indiani<br />
ci perderemo in una tumultuosa guerra di baci.<br />
Ci divertiremo con Giove a plasmare le principali strutture del sistema solare<br />
e quando avremo finito<br />
scivoleremo giù, sulla via lattea,<br />
e tra la polvere di stelle<br />
come stravaganti acrobati,<br />
pattineremo sugli anelli di Saturno.<br />
Di Urano, Plutone e Nettuno<br />
studierò tesi e formule<br />
ruberò un po’ di aria, di fuoco e di acqua<br />
e servendomi di un alambicco, un mortaio e un pestello<br />
creerò per te nuovi elementi da assaporare<br />
e nuove galassie dove rifugiarti,<br />
ogni volta che vorrai.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmondezzaio.wordpress.com/113/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmondezzaio.wordpress.com/113/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmondezzaio.wordpress.com/113/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmondezzaio.wordpress.com/113/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmondezzaio.wordpress.com/113/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmondezzaio.wordpress.com/113/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmondezzaio.wordpress.com/113/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmondezzaio.wordpress.com/113/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmondezzaio.wordpress.com/113/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmondezzaio.wordpress.com/113/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmondezzaio.wordpress.com/113/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmondezzaio.wordpress.com/113/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmondezzaio.wordpress.com/113/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmondezzaio.wordpress.com/113/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=113&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;inquilino è uno concentrato</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 23:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ballate di uno stolto]]></category>
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		<category><![CDATA[conto in banca]]></category>
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		<description><![CDATA[Era andata bene. Tutto sommato la giornata si era conclusa al meglio. Il governo aveva finalmente varato un cambiamento radicale che sarebbe partito dal  basso, dalle radici più profonde per poi risalire in qualche modo; “l’importante è partire dal basso” dicevano; insomma il tutto sarebbe partito da i più bisognosi, dai loro piedi, per risalire, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=95&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era andata bene. Tutto sommato la giornata si era conclusa al meglio. Il governo aveva finalmente varato un cambiamento radicale che sarebbe partito dal  basso, dalle radici più profonde per poi risalire in qualche modo; “l’importante è partire dal basso” dicevano; insomma il tutto sarebbe partito da i più bisognosi, dai loro piedi, per risalire, verso il culo, su, salendo per le gambe e poter sfilargli anche le mutande. La borsa non era crollata, non c’era da allarmarsi, aveva semplicemente chiuso in negativo con un bel rosso, il mio conto in banca invece, era al verde e per cominciare a recuperare qualche cosa si era risucchiato il mio bancomat ad uno sportello ATM. Se una cosa d’arancione avesse cominciato a lampeggiare da qualche parte avrei anche pensato di prendere la macchina, il semaforo c’era. Alle volte di notte, capita di non riuscire a dormire e allora ci si inventa qualunque cosa pur di sfangare la nottata.  Allora cominci con il sederti a culo pizzo sul bordo del letto, gomiti appoggiati sulle ginocchia, mani tra i capelli e tiri le somme. Somme di una vita ancora spenta. Amore, successo, lavoro, amici, la partita di calcetto finita 8 a 2 per loro e poi bollette, spesa, affitto, mutuo o entrambi, del cibo scadente per il vostro amico animale e poi ancora tasse, taxi e conti correnti. Finito di pensare a tutto questo ci si alza, i segni sulle ginocchia segnano la durata dei vostri pensieri e camminando per casa si continua a pensare. Mi buttai in cucina, il lavello vomitava piatti sporchi, pentole e bicchieri, nel frigo uno strano limone li da più di due anni cominciava ad arredarsi casa; e la mia cagna dormiva.<br />
&lt;&lt;Se non si dorme, tanto vale pulire&gt;&gt; mi dissi, e cominciai dalle ovvietà. Guantini rosa da puttana borghese che non vuole screpolarsi le mani e rovinare il brillocco al medio destro regalatogli dal marito morto cinque anni prima, spugnetta giallo-verde per carezzare e scorticare i pazienti e poi detersivo per i piatti con vero succo di limone.<br />
Presi il detersivo.<br />
&lt;&lt;Quasi finito…cazzo!&gt;&gt;<br />
Svitai il beccuccio verde, guardai all’interno. Versai dell’acqua all’interno per allungarne il contenuto, ma la mia mossa non bastò affatto, sentivo che mancava qualcosa.<br />
&lt;&lt;Il limone&gt;&gt; dissi; e di scatto mi voltai a guardare quello strano attrezzo refrigerante.<br />
Con circospezione mi avvicinai al frigo socchiuso. L’inquilino dormiva, la luce era spenta e non si vedeva niente. Ai piedi della sua abitazione una pozzetta d’acqua, chiaro segno di pisciata pre-dormita. Appoggiai tutto il mio corpo sul forno adiacente alla sua abitazione e allungai la testa.<br />
Nessun rumore! –pensai.<br />
Spostai la testa verso destra, chiusi l’occhio sinistro per dare un’occhiata all’interno. Dormiva.<br />
Presi il panno steso sul tavolo, mi asciugai la fronte, la tensione cominciava a farsi sentire. Guardai l’orologio, 05.38. Ancora due minuti prima del blitz stabilito. Asciugai la mia fronte, poi il suo piscio vicino ai miei piedi, non potevo rischiare di scivolare. Guardai di nuovo l’orologio 05.39. Mi arrotolai tra le mani le due estremità del panno tendendolo il più possibile.<br />
TRENTA SECONDI…e cominciai il conto alla rovescia. Non era capodanno, non doveva scattare la mezzanotte per qualche fottuto compleanno, era giunta la sua ora. Due anni a scrocco il bastardo, senza mai pagare nulla.<br />
5…4…3…2…1… diedi un calcio all’estremità della sua abitazione, infilai il panno per avvolgere quella sua sporca bocca e farlo tacere, se qualcuno l’avesse sentito ero fottuto. L’anta del frigo tornò indietro più veloce di prima facendomi perdere l’equilibrio. Nel panno, stretto tra le mie mani l’ostaggio, non poteva morire, portava dentro di se qualcosa che mi sarebbe servito. Cosi stringendolo al petto caddi di schiena e la presa si fece più debole del previsto. Sentii il tonfo del suo corpo, goffo, per due o tre volte. Mi girai sperando che non avesse battuto la testa e con eleganze e leggiadria lo vidi rotolare per tutta la stanza fino a che il battiscopa non arrestò la sua discesa. Lo guardai qualche secondo prima di alzarmi. Era all’angolo il figlio di puttana, ora non poteva di certo scappare. Il suo corpo non si muoveva, era immobile e io lo fissai attentamente prima di toccarlo.<br />
Era morto. Non ce l’aveva fatta. Il suo corpo non aveva attutito bene il colpo e io avevo fallito nella missione. Gli ostaggi non devono morire in una vera missione –pensai.<br />
Mi asciugai di nuovo la fronte, stetti un minuto in silenzio, aveva tenuto duro per tutto quel tempo e il rispetto vieni prima di ogni cosa, poi, come i veri eroi lo sollevai da terra, lo avvolsi nella sua bandiera facendo attenzione a non rompergli niente. Adagiai il suo corpo ancora avvolto nel lavandino. Tolsi il tricolore. La pelle cominciava a farsi più gialla del solito, sul volto portava segni di colluttazione, aveva subito vari colpi, ma nessuno mi avrebbe mai accusato, non esistevano prove contro di me. Di battaglie ne aveva superate diverse, e quelli potevano essere segni del suo passato. Ognuno di noi in fondo porta una cicatrice da qualche parte, i migliori nel cuore.<br />
Feci scorrere dell’acqua dal rubinetto e cominciai a lavare con cura il suo corpo. L’acqua che scorreva, come un’enorme cascata, scandiva il tempo, il suo tempo. Lo asciugai con cura, e lo stesi sul lettino di legno dell’obitorio. Mi girai per prendere gli attrezzi del mestiere e quando ti servono non li trovi mai e se li trovi non sono mai quelli che vorresti, quelli giusti, quelli più adatti a portare a termine quel lavoro. Mi voltai per completare parte della mia missione e l’eroe si era spostato, era sceso dal lettino.<br />
&lt;&lt;brutto figlio di puttana&gt;&gt; e lo agguantai prima che continuasse a strusciare chissà dove<br />
&lt;&lt;non sei morto allora…PARLA!&gt;&gt; e lo agitai in aria.<br />
Era morto. Forse aveva usato la vecchia tecnica del “fingiti morto davanti al nemico”, oppure l’acqua l’aveva fatto riprendere per qualche istante, oppure una contrazione nervosa aveva fatto si, che il suo corpo scivolasse giù dal lettino.<br />
Mi accesi una sigaretta, mi misi a sedere e lo fissai. Il tempo di una sigaretta è il tempo giusto per ogni cosa, per godersi la fine di un pasto, per stimolare un movimento peristaltico e correre sul cesso, per concludere una buona scopata e per vedere se qualcuno si sta fingendo morto. Feci un ultimo tiro prima di spalmare il mozzicone nel posacenere. Il nemico era morto. Tenni fermo il suo corpo, presi il ferro del mestiere, lama stainless steel e gli feci lo scalpo, poi lo spaccai a metà e non nascondo che una lacrima mi scese a guardarlo così, non so se per la commiserazione o per via di un suo zampillo nell’occhio, comunque, una lacrime, mi scese. Presi le estremità divise del suo corpo, le portai alte al cielo come a volerle far benedire, mi voltai e presi la sua cassa da morto. Non sapevo cosa avesse preferito, se una sepoltura semplice o la crematura. La seconda è di certo più pratica e utile così, strizzai tutta la sua massa all’interno della bara, fino all’ultima goccia e poi gettai via la carcassa inutile.<br />
Ora avevo di nuovo il mio detersivo al vero succo di limone.<br />
Guardai l’orologio. 06.05. Il sonno cominciava a dare i primi segni della sua presenza. I piatti sporchi nel lavandino contavano di essere lavati di li a poco ed io mi sentivo un inutile, insensibile idiota; lui se non altro, il signor limone, aveva saldato il suo conto, con due anni di ritardo, ma lo aveva saldato. Scagliai il detersivo nel lavello, mi accesi una sigaretta e tornai nella stanza da letto. Una volta giù però ecco che i pensieri tornarono a galla come tappi di sughero di un vino andato a male. Amore, successo, lavoro, amici, bollette, spesa, affitto, mutuo o entrambi, del cibo scadente per il mio amico animale e poi ancora tasse, imposte di bollo, taxi e conto corrente.<br />
A tutto questo si era aggiunto il corpo senza vita del limone. La mia anima aveva un peso in più, un boccone acido da mandare giù nello stomaco e li, rimanere. E allora chiusi gli occhi nell’attesa che il sonno venisse a violentarmi una volta per tutte e per un attimo ripensai alla mia inutilità poi ancora rivolsi il pensiero a quel limone, forse più inutile di me e prima che il sonno placò i miei pensieri capii che in fondo ogni cosa era utile.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmondezzaio.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmondezzaio.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmondezzaio.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmondezzaio.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmondezzaio.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmondezzaio.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmondezzaio.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmondezzaio.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmondezzaio.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmondezzaio.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmondezzaio.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmondezzaio.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmondezzaio.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmondezzaio.wordpress.com/95/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=95&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ipotizziamo la distruzione di tutto</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 11:20:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orfici Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[distruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Senatore]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[orfici viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[sperma]]></category>
		<category><![CDATA[umano]]></category>

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		<description><![CDATA[Silenzio. Ipotizziamo la distruzione di tutto, di prospettive e memorie, cosa importa ipotizziamo. Allora come un minuzioso chimico tarerò tue nuove forme con sprazzi di luce e astratte fantasie e su macerie, serberò pensieri, dirigerò pennacchi di fumo al cielo, sposterò attentamente ogni nuvola e lì, disegnerò questo mondo. Tra spaziali dicotomie userò quel che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=81&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Silenzio.<br />
Ipotizziamo la distruzione di tutto,<br />
di prospettive e memorie,<br />
cosa importa<br />
ipotizziamo.<br />
Allora come un minuzioso chimico<br />
tarerò tue nuove forme<br />
con sprazzi di luce<br />
e astratte fantasie<br />
e su macerie,<br />
serberò pensieri,<br />
dirigerò pennacchi di fumo al cielo,<br />
sposterò attentamente ogni nuvola<br />
e lì,<br />
disegnerò questo mondo.</p>
<p>Tra spaziali dicotomie<br />
userò quel che resta,<br />
della polvere o del fango<br />
e se carne servirà,<br />
strapperò da me parti superflue<br />
e le modellerò sotto altra essenza.<br />
Mi servirò di sudore<br />
per irrorare alcune aree<br />
e di sperma<br />
per fecondare altre flore.<br />
Quindi avrò creato un mondo,<br />
ma umano<br />
troppo umano<br />
e cosi<br />
ancora una volta<br />
ipotizzerò<br />
la distruzione di tutto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilmondezzaio.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilmondezzaio.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilmondezzaio.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilmondezzaio.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilmondezzaio.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilmondezzaio.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilmondezzaio.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilmondezzaio.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilmondezzaio.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilmondezzaio.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilmondezzaio.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilmondezzaio.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilmondezzaio.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilmondezzaio.wordpress.com/81/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=81&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La sfida</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 11:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Senatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ballate di uno stolto]]></category>
		<category><![CDATA[alcool]]></category>
		<category><![CDATA[Gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Senatore]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[RUM]]></category>
		<category><![CDATA[stronzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Non mi preoccupava tanto il freddo. Era Gennaio, il mese stronzo. Il riscaldamento non funzionava da troppo tempo ormai e la pelle, per un attimo mi sembrava c’avesse fatto il callo. Il grasso protegge dal freddo dicono gli altri, ma io il grasso lo stavo smaltendo e più diminuiva e più il freddo sembrava aumentare, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilmondezzaio.wordpress.com&amp;blog=31244283&amp;post=70&amp;subd=ilmondezzaio&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi preoccupava tanto il freddo. Era Gennaio, il mese stronzo. Il riscaldamento non funzionava da troppo tempo ormai e la pelle, per un attimo mi sembrava c’avesse fatto il callo. Il grasso protegge dal freddo dicono gli altri, ma io il grasso lo stavo smaltendo e più diminuiva e più il freddo sembrava aumentare, ma il lato positivo c’era, la pelle si fortificava. Se si vuole rimanere giovani bisognerebbe dormire al freddo; vallo a dire ai barboni stesi fuori la Caritas di Termini. Andai in bagno per sputare del catarro in avanzo e lavarmi i denti. Spazzolino dalle setole dure, dentifricio al sapore di dentifricio, allo stereo acceso nell’altra stanza la voce calda di Barry White  e via, pronto a partire con una danza sensuale e graffiante su denti e gengive. Faceva freddo, l’aria era fredda, il bordo del lavandino era freddo, l’acqua sul viso era fredda e lo spiffero che proveniva da qualche fessura di certo non mi aiutava.Per la prima volta notai che in bagno non si è mai soli. C’è sempre uno stronzo che ti guarda, alle volte anche due. Il primo, quello sempre presente, ha l’arroganza di guardarti solo se sei tu a guardarlo, altrimenti fa il vago, l’altro invece, non ha mai il coraggio di guardarti in faccia, a meno che tu non provi a dargli una sbirciata. Finito di lavarmi i denti e di sciacquarmi la faccia presi coraggio e cominciai a fissare il bastardo dritto negli occhi, quello sempre presente, quello che ti guarda se sei solo tu a guardarlo. Mi guardava. Era serio in volto. Sembrava avere freddo ma il tizio attutiva bene i colpi dell’aria. Ci guardammo a lungo senza aprire bocca. Sputai nel lavandino mancando il buco di scarico, lui fece lo stesso ma non riuscii a vedere dove mandò il colpo. Mi accesi una sigaretta, volevo vedere se aveva anche la faccia tosta di chiedermene una; e mentre allungavo la mano per prendere il pacchetto appoggiato sul mobiletto al lato sinistro del lavandino, lui fece la stessa cosa, però verso destra. Mi accesi la sigaretta e lui fece lo stesso. Per un attimo ebbi come l’impressione che mi stesse sfidando come in quei film western, ci mancava un cappello in testa, una pistola attaccata alla coscia, della terra battuta e piccole balle di fieno intorno ai piedi; lo sguardo era come quello dei film. Piegai la testa di ¾ verso sinistra, lui fece lo stesso. Credo che non mi voleva sfidare, mi stava semplicemente prendendo per il culo. Mi girai dandogli le spalle, se voleva prendermi per il culo ora poteva, quando mi voltai di nuovo era ancora li, dritto sulla schiena a fissarmi in silenzio. Mi buttai in avanti di scatto appoggiando le mani sul lavabo e mi avvicinai a lui; fece lo stesso.<br />
&lt;&lt;Così sei tu che mi spii ogni volta che entro al bagno&gt;&gt; gli dissi fissandolo negli occhi.<br />
Lui provò a rispondermi, a dirmi qualcosa, ma o era muto o io ero diventato sordo o parlava nettamente a bassa voce. Optai per la terza opzione.<br />
&lt;&lt;Ripeti se hai le palle coglione&gt;&gt;<br />
Stette in silenzio muovendo solo le labbra<br />
&lt;&lt;ho capito hai voglia di giocare…e giochiamo allora&gt;&gt; e continuava a muovere la bocca senza dargli un filo di voce<br />
&lt;&lt;credi di farmi perdere la pazienza? Credi di essere più scaltro di me? No caro mio ti sbagli, con quella faccia da cazzo non puoi certo battermi&gt;&gt;<br />
Più lo guardavo e più mi rendevo conto di quanto ci somigliavamo, nei movimenti, nei gesti, nelle espressioni. Per un attimo anche fisicamente.<br />
&lt;&lt;E va bene brutto figlio di…. –mi sciacquai di nuovo il viso; vai a prendere una bottiglia di RUM –gli dissi; ce la giochiamo così, a chi cade per primo&gt;&gt;<br />
Andai di corsa nella stanza adiacente al bagno dove riposava un divano letto, un salotto che si rispetti ha sempre un divano letto, presi la bottiglia di RUM aperta qualche sera prima, un piccolo bicchierino di vetro e tornai nel bagno.<br />
&lt;&lt;Allora…vedo che hai fatto prima di me, bastardo!&gt;&gt; e fissandoci negli occhi, cominciammo ad aprire lentamente le bottiglie e a versare un po’ di RUM dentro i bicchierini di vetro.<br />
&lt;&lt;Carino il tuo bicchierino amico, dove l’hai comprato?&gt;&gt;<br />
-silenzio<br />
&lt;&lt;io l’ho fottuto qua sotto al bar!&gt;&gt; e mandai giù dritto nello stomaco quello strano liquido bronzato; e lui fece lo stesso<br />
&lt;&lt;E UNO&gt;&gt; gli urlai dritto in faccia<br />
&lt;&lt;versa versa…fino all’orlo stronzo, non barare&gt;&gt; e giù d’un fiato un altro cicchetto.<br />
Mi asciugai con il polso la bocca, lui fece lo stesso, mi sciacquai ancora una volta la faccia come a voler rompere un miraggio, poi ripresi<br />
&lt;&lt;giù…giù….riempilo&gt;&gt; battemmo i bicchieri in segno di sfida, come un brindisi e poi giù, dritto in gola.<br />
&lt;&lt;Sei uno tosto amico…&gt;&gt; e lo indicai<br />
&lt;&lt;E QUATTRO&gt;&gt;  urlai alzando in alto il bicchiere gocciolante.<br />
Lui era in silenzio davanti a me. Non aveva proferito una sola parola da quando l’avevo pizzicato spiarmi al bagno. Era da tempo che lo tenevo sotto occhio, forse neanche se ne era accorto, ma non ci eravamo mai detti nulla, di sfuggita uno guardava l’altro e oggi, finalmente, era sotto torchio, non l’avrei lasciato scappare.<br />
&lt;&lt;ti vedo un po’ giù amico…stai cedendo?&gt;&gt;<br />
Mi guardò fiero in volto, aveva ancora energie per stare in piedi, ma non per parlare; stavamo in dirittura d’arrivo ed io ero in vantaggio.<br />
&lt;&lt;ancora uno che dici?&gt;&gt; e ci versammo da bere<br />
Il RUM cominciava a farsi spazio nella pancia e nel cervello e quel bastardo non ne voleva sapere di dire qualcosa.<br />
&lt;&lt;Non vuoi mollare eh?&gt;&gt; gli dissi puntandogli un dito sulla fronte fredda e liscia come un vetro.<br />
Scolammo tutta la bottiglia. Era a tocchi e io non mi sentivo meglio, ma continuavo a parlare e lui stava zitto e ascoltava.<br />
&lt;&lt;allora? Non vuoi cedere eh? Ma prima o poi ti sbatterò fuori da qui&gt;&gt; e mi guardò con un ghigno strano sulla faccia.<br />
&lt;&lt;A proposito, chi cazzo ti fa entrare ogni volta a te? Credi che sia la prima volta che ti vedo?&gt;&gt;<br />
Il RUM si faceva sempre più spazio, pigiava alla testa e al cuore, ma non potevo cadere.<br />
&lt;&lt;okay…con calma…almeno dimmi il tuo nome&gt;&gt;<br />
-silenzio.<br />
&lt;&lt;Ho capito, sei un saggio amico&gt;&gt;<br />
Non aveva la minima voglia di parlare; e si sa che chi parla tanto ha sempre ragione, ma io non volevo la ragione volevo la verità, la verità sul suo conto e quella, solo lui poteva darmela, ma non dovevo continuare a giocare male le mie carte.<br />
&lt;&lt;va bene, allora facciamo come vuoi tu -dissi ruttando un po’ di RUM; dettale tu le regole del gioco&gt;&gt;<br />
Lo guardai a lungo. Ci fissavamo senza dire niente. Forse era questa la sua regola, il suo gioco. Passò qualche minuti o qualche ora non lo so. Per me potevano passare anche giorni, io continuavo a recitare la parte che voleva, lo assecondavo, lo fissavo dritto negli occhi senza mai distogliere lo sguardo. Gli unici momenti in cui lo perdevo di vista era quando battevo le ciglia per inumidire gli occhi, ma lui a quanto pare non li batteva mai.<br />
Mi alzai di scatto, lui fece lo stesso, l’alcool mi arrivò dritto come un treno al cervello e caddi arrampicandomi al lavandino cercando di attutire il colpo.<br />
Avevo perso. Il mio corpo aveva ceduto prima del suo. Inutile corpo! -pensai. Me lo immaginavo li, sul bordo del lavandino ad affacciarsi per guardarmi incuriosito e ridacchiare di me, ma non lo vedevo. Continuava a stare in silenzio il bastardo, ridendo sicuramente alle mie spalle. Qualche minuto dopo persi i sensi ma prima di chiudere gli occhi e rientrare in un incubo ricordo esattamente a cosa pensai.<br />
Ecco a cosa serve stare zitti…a dare il colpo di grazia, prima della fine.</p>
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